Il domani tra noi: bravi i protagonisti, un po’ meno gli sceneggiatori

Perché un bravo regista come Hany Abu-Assad (suoi il grandissimo film Paradise Now su un terrorista kamikaze pentito, e anche il gradevole The Idol) deve fare un film commerciale che trasuda melassa?

Semplice, direte voi: con i film d’autore si resta prigionieri di una nicchia e non si mette insieme il pranzo e la cena. D’accordo: ma anche una commedia romantica può avere la sua dignità, se fatta bene. Invece qui bisogna tirare le orecchie agli sceneggiatori e anche al regista, che si è prestato a raccontare una storia inverosimile. Meno male che ci sono i due protagonisti, Kate Winslet e Idris Elba, a tenere in piedi la baracca, con dignità.

La trama di Il domani tra noi: una giornalista, Alex, e un neurochirurgo, Ben, si conoscono casualmente in aeroporto. Il loro volo per Denver è stato cancellato per il maltempo e insieme decidono di affittare un piccolo aereo privato. Lei deve sposarsi, lui ha un’operazione chirurgica importante, insomma entrambi hanno urgenza di arrivare a casa. Bisogna avere tendenze suicide per affidarsi a un bizzarro reduce del Vietnam che pilota una vecchia carretta proprio mentre infuria la tempesta che blocca i voli di linea!

I nostri eroi naturalmente lo fanno, e come previsto l’aereo si schianta su un’immensa catena montuosa innevata, a gennaio. Sopravviveranno?

Sono andata a vedere il film (che esce il 23 novembre 2017), attratta più dalla parte avventurosa che dalla storia d’amore (che già immaginavo, avendo sotto mano il libro Il domani tra noi di Charles Martin, edito da Corbaccio, da cui il film è tratto).

Cosa si inventeranno i protagonisti per sopravvivere in cima alle nevi eterne, isolati dal mondo? Già mi aspettavo atmosfere in stile Into the Wild. Invece, i nostri eroi, reduci dallo schianto incredibilmente con scarse ammaccature, chiusi nell’intimità forzata dell’abitacolo dell’aereo, fin dalle prime scene ci lasciano presagire dove si andrà a parare. La bella bionda un po’ caratteriale e il medico gentiluomo, bello come nessun medico della mutua e aitante come un giocatore di basket dell’NBA. Sarà amore, ovviamente. Ma non subito, perché il film dura due ore.

Magicamente sfoderano un abbigliamento da alta montagna (ma dove li aveva, lui, gli scarponi da trekking? E il piumino? Era partito con un cappotto cammello), sopravvivono beati in attesa dei soccorsi che non arrivano senza provare i morsi della fame. Persino il cane che si salva con loro sembra un seguace dei monaci buddhisti che praticano il digiuno costante, restando però vispo e giocherellone come se avesse appena divorato un sacco di crocchette per cani.

Dopo varie disavventure, tra cui una rovinosa caduta di lui da cui esce senza fare un plissé (ma all’inizio aveva le costole rotte, così dice!), c’è il piatto forte: la scena di sesso. Sono tre settimane che i nostri eroi vagano senza lavarsi, sporchi, congelati e affamati, ma in questo momento clou si spogliano e sono belli come il sole – pelle lucida come in una pubblicità del bagnoschiuma- e come se fossero reduci da un soggiorno in un villaggio vacanze. Mai visto tanto afflato erotico in un uomo con le costole rotte (io le ho avute, fanno un male cane) e in una donna che da giorni trascina la gamba, in bilico fra la vita e la morte. Eh no, Hany Abu-Assad, questa non dovevi proprio farcela!

Francamente dubito anche una persona con una gamba rotta possa fare qualche migliaio di metri di dislivello in discesa, nel mezzo del nulla, senza sentieri e con la neve alta. Ma Alex ci riesce.

Vabbè, ormai ho capito che non è la verosimiglianza che devo cercare ne Il domani tra noi… per cui mi lascio cullare dalla parte finale mielosa che non vi racconterò, per evitare spoiler.

La parte wilderness d’alta quota mi ha delusa, anche se i paesaggi sono davvero molto belli (la location: le montagne del Canada). Il cane è bravissimo, e anche Winslet ed Elba giungono fino alla fine con grande professionalità, funzionando molto bene insieme. Peccato, però: anche in una situazione estrema ben raccontata può nascere una storia d’amore, perché no? È un topos narrativo: un uomo e una donna che lottano da soli per sopravvivere in ambiente ostile (l’isola selvaggia, la montagna, la giungla, ecc ecc), innamorandosi. Che male c’è? A patto di riuscire a raccontarlo con più di adesione alla realtà. Che non vuol dire solo girare in alta quota, come il regista ha eccellentemente fatto, ma anche essere più attenti alla verosimiglianza. Altrimenti diventa una favola. Ecco perché ce l’ho un po’ con Hany, stavolta: poteva fare di meglio, ne sono certa.

 

 

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