IL GIARDINO DELLE NEBBIE NOTTURNE di Tan Twan Eng: un tuffo nel passato della Malesia

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Lo scrittore Tan Twan Eng, autore de Il giardino delle nebbie notturne.

Chi ha vissuto un’esperienza traumatica e degradante, come può essere la prigionia in un campo di concentramento, se sopravvive è posto di fronte a un dilemma. Preservare la memoria e trasmetterla, perché l’orrore non si ripeta, oppure dimenticare?

La protagonista del romanzo Il giardino delle tenebre notturne (The Garden of Evening Mists, tit. or.) dello scrittore malese Tan Twan Eng è una donna che ha superato i sessanta. Si chiama Yung Ling Teoh. Una malattia neurologica le sta cancellando la memoria, al punto da costringerla a lasciare il suo lavoro di giudice. Prima che sia troppo tardi, Yung Ling raggiunge un luogo a lei caro: il giardino giapponese di Yugiri, creato decenni addietro dal maestro Aritomo Nakamura, ex giardiniere imperiale ed esperto dell’arte nipponica dello shakkei, ossia del paesaggio “preso a prestito” per realizzare un giardino. Un tentativo di racchiudere nel giardino brandelli di paesaggio reale, anziché addomesticarlo e ricrearlo totalmente.

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Da ragazzina, Yung Ling e sua sorella maggiore Yung Hong avevano visitato il Giappone con il padre e Yung Hong in particolare si era innamorata dello stile shakkei. Ma poi c’era stata la guerra. Le due ragazze erano finite in un campo di concentramento giapponese, dal quale per miracolo si era salvata solo Yun Ling. Per esaudire una promessa fatta alla sorella durante la prigionia – quella di creare un loro giardino giapponese – Yun Ling si era avvicinata ad Aritomo. Con la diffidenza di chi si accosta a un parente dei suoi carnefici. Ma la relazione con il giardiniere giapponese era destinata a prendere una piega imprevista…

Trentasette anni dopo, Yung Ling torna sui suoi passi. Aritomo non c’è più e lei è pressata dalla fretta di ricordare. Tan Twan Eng crea un doppio piano narrativo, alternando capitoli al presente, con altri dedicati totalmente alla memoria. E come un puzzle, poco alla volta il lettore scopre la vita passata di Yung Ling, i misteri della sua prigionia, il suo bisogno ossessivo di sapere, che verrà soddisfatto proprio quando lei aveva ormai smesso di cercare.

Il giardino delle tenebre notturne ha vinto il Man Asian Literary Prize 2012. Un premio meritato. Le descrizioni di Tan Twan Eng – malese di origine cinese, come la protagonista del suo libro – possono a volte risultare fin troppo dettagliate (e in alcuni punti noiose, se non si è almeno un po’ incuriositi dai giardini orientali e dalla loro filosofia). Ma è indubbio che lo scenario di Yugiri è dipinto con tale precisione che il lettore non può che averne un’immagine vivida e sentirsi in qualche modo parte di esso. Inoltre, ha il merito di offrire al lettore occidentale il pretesto per scoprire una parte di storia asiatica poco nota. Sulle atrocità commesse dall’esercito del Sol Levante c’è minore consapevolezza rispetto a quanto operato dai nazisti.

Se proprio volessimo trovare un difetto in questo romanzo, l’esordio è un po’ lento, ma il ritmo diventa incalzante nella seconda metà, dove si viene catturati dall’enigma di Aritomo e dal racconto del passato doloroso di Yung Ling.

La casa editrice italiana è Elliot. Bella la copertina, qualche riserva sull’editing. Il lavoro del traduttore (Manuela Francescon, dall’inglese) non è stata riletto da nessuno, a giudicare dalla lista di refusi, alcuni anche comici (il dottor Kanazawa che diventa più volte dottor Kawanaza!), più le trascrizioni sbagliate dal giapponese (katama anziché katana, yucata anziché yukata). Forse per un libro che costa  18,50 euro varrebbe la pena pagare qualcuno per un minimo di editing, evitando così un effetto sciatto che il bel romanzo di Tan Twan Eng  non si merita.

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