Lubna Azabal, un’attrice da tenere d’occhio

Uno dei meriti del film La donna che canta/Incendies di Denis Villeneuve, da pochi giorni nelle sale italiane, è quello di aver assegnato un ruolo da protagonista a una giovane attrice di indubbia bravura. Lubna Azabal, attrice belga di origine marocchina, è un talento da tenere d’occhio.

Il film è un adattamento per il grande schermo dell’omonima opera teatrale di Wajdi Mouawad ed è stato presentato a Venezia nell’ambito delle Giornate degli autori. È una piacevole sorpresa: è un film sugli orrori della guerra, in un imprecisato Paese medio orientale che si intuisce essere il Libano, con i toni della tragedia antica.

Lubna è Nawal, un’araba cristiana immigrata in Canada che in punto di morte lascia ai suoi due figli gemelli, Jeanne e Simon, l’arduo compito di consegnare due lettere, una al padre (che credevano morto) e una a un fratello maggiore di cui ignoravano l’esistenza.

Il viaggio di Jeanne, poi affiancata dal recalcitrante fratello, in Libano è anche un percorso a ritroso nel misterioso passato della madre, donna silenziosa e sofferente, marcata per sempre dalla tragedia vissuta. Il film alterna passato e presente, e mostra l’attrice nel duplice ruolo di Nawal da anziana in Canada e da giovane nella sua terra natale.

Lubna Azabal supera con successo la prova di una parte difficile e drammatica, che interpreta con grande intensità emotiva. E finisce per incarnare la tragedia non solo di una giovane libanese, ma di tutte le donne che vivono in società nelle quali il codice d’onore prevale sui sentimenti e sugli affetti familiari. È la morte del fidanzato palestinese di Nawal, infatti, l’inizio del dramma: un abisso dal quale la protagonista non riuscirà più a uscire.

Molti dei film nei quali Lubna Azabal ha recitato non sono mai usciti in Italia. Ma che la ragazza fosse brava si intuiva già da Exils di Toni Gatlif (2004), dove interpretava Naima, una francese di origine algerina, al fianco di Romain Duris.

Poi, è stata Suha in Paradise Now di Hany Abu Assad, una parte minore ma comunque rilevante nella vicenda narrata, quella di due giovani palestinesi reclutati per compiere un attentato suicida in Israele.

Per via delle sue origini, Lubna Azabal è spesso stata chiamata a interpretare una donna araba (nel film Aram, è un’armena). Personalmente trovo limitante confinarla a ruoli “etnici”. Lubna ha un’aria mediterranea, ha la carnagione chiara, potrebbe tranquillamente essere scambiata per un’italiana, una spagnola, una greca o una francese… E ha talento. Certo, il fatto che conosca bene l’arabo la agevola ad acquisire determinati ruoli. Ma potrebbe cimentarsi felicemente con personaggi femminili diversi. Se lo meriterebbe.

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