I profughi siriani che evangelizzarono un angolo di Umbria

In un  recente viaggio in Umbria mi sono imbattuta in una storia che mi ha colpita in modo particolare. Vedete questa chiesa? È l’abbazia dei santi Felice e Mauro, in Valnerina, a Sant’Anatolia di Narco, un esemplare romanico umbro immerso in una natura incantevole. Adoro il contrasto fra la pietra e le linee essenziali che incarna, e il verde del bosco e dei prati.

Nei nostri tristi tempi, in cui tutti se fregano dei profughi siriani che fuggono dalla guerra, la storia di quest’angolo di Umbria mi fa riflettere. Queste terre umbre, conquistate dai romani, erano presto diventate cristiane. Ma la Valnerina, isolata com’era – oggi c’è una galleria che rende facili le comunicazioni, ma è storia recente: 1998 – era rimasta pagana, legata ai culti di Mitra e di Cibele, ancora nel 500 dopo Cristo.

Dettaglio della facciata dell’abbazia. Foto dal sito goodmorningumbria.it

I cristiani, com’è noto, nei primi secoli di diffusione della nuova fede non brillavano certo per spirito unitario. Litigiosità, conflitti teologici, eresie dividevano i credenti e i loro vertici ecclesiali. Uno dei momenti chiave fu il concilio di Calcedonia del 451, che doveva dirimere il problema monofisita, sorto in seguito al concilio di Efeso (che aveva portato all’eliminazione fisica del patriarca Flaviano – lotte di potere, tanto per cambiare).

Per farla breve, pare che in Siria fosse divampata una persecuzione dei seguaci dell’ortodossia da parte dei monofisiti dopo il concilio di Calcedonia, per cui 300 siriaci emigrarono verso Roma. Oggi si direbbe “perseguitati per motivi religiosi e a rischio della vita”, quindi con il diritto di ottenere lo status di rifugiati. Il Papa di allora li accoglie e li invita a restare per predicare il Vangelo.

Alcuni di loro, tra cui Mauro e il figlio Felice, finiscono in Umbria, in Valnerina, con l’incarico di convertire questi umbri che continuavano a deviare dalla retta via… E così Mauro, che la leggenda vuole coraggioso assassino di un drago (nella foto sopra), probabilmente bonificò un’area paludosa e sconfisse la malaria, ottenendo la conversione delle genti locali.

Quel che trovo fantastico in questa storia è che ci ricorda che il melting pot attuale ha radici antiche: i siriani, a casa nostra, in Umbria c’erano già venuti  nel V secolo dopo Cristo. In Valnerina, furono monaci ed eremiti, educarono la gente con il loro esempio, e precedettero di alcuni decenni il grande Benedetto (nato a Norcia nel 480), fondatore del monachesimo occidentale organizzato, che lasciò un’impronta profonda e fondamentale nella cultura europea. Questi monaci siriani rappresentano una fantastica storia di immigrazione, che probabilmente ispirò, in qualche modo, lo stesso San Benedetto.

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