BUON ANNO SARAJEVO: attenti a Marija Pikic

Marija Pikic a Cannes.

Guardate bene questa ragazza. Si chiama Marija Pikic, è un’attrice bosniaca di 24 anni che all’inizio di gennaio sarà nei cinema italiani con Buon Anno Sarajevo (Djeca) di Aida Begic (distribuito da Kitchen Film). Malgrado il volto acqua e sapone – nella vita e nel film – farete fatica a riconoscerla.

Nel film, la Pikic subisce un’autentica metamorfosi. Non tanto per il velo che indossa in tutto il film (tranne una scena), quanto per il suo volto che da sorridente e solare diventa una maschera di rabbia e sofferenza. Marija è Rahima, una giovane musulmana orfana dei genitori per via della guerra, che si sobbarca il peso del fratello più giovane. Lavora nella cucina di un ristorante dove è sottopagata, è arrabbiata con il mondo e non fraternizza con nessuno. Il suo unico obiettivo è riuscire a mantenere la misera casa in cui abita e l’affido del fratello. I rapporti con il ragazzo adolescente non sono facili, ma lui è l’unico legame con la famiglia che le resta e Rahima è decisa a non perderlo.

Aida Begic gioca sul non detto. Lascia intuire che prima di quella guerra – che ha privato Rahima della sua spensieratezza trasformandola in una giovane donna cupa e rabbiosa – la vita della ragazzina fosse normale, con amici, musica, divertimenti. Poi, l’impatto con la morte, il dolore, l’orfanotrofio. E la religione musulmana come ancora di salvezza, come unico modo di aggrapparsi a un’identità che le è stata sottratta. Da qui l’attaccamento ossessivo al velo, un atteggiamento nei confronti della vita che sembra quasi da talebana, mentre qui – non dimentichiamolo – siamo in Bosnia che è Europa, dove l’essere musulmani non ha mai significato essere fondamentalisti. Al contrario, prima della guerra era difficile distinguere un musulmano da un cristiano serbo o croato. In quest’angolo dei Balcani, la religione era un elemento di diversità fra persone etnicamente omogenee ed europee.

Nella Sarajevo fredda e alienante di Aida Begic tornare al passato sembra impossibile. La guerra segna un punto di non ritorno, e il male compiuto non sembra cancellabile. Marija Pikic è bravissima nel dare un volto a Rahima, nel trasmettere la totale assenza di speranza della ragazza e il suo attaccamento a una routine esistenziale alienante che sembra l’unico modo per dimenticare quanto ha vissuto. Terreo e spigoloso nel film, il volto di Marija riesce a esprimere il rifiuto di Rahima nei confronti del mondo. La Pikic ha un’aria da ragazza della porta accanto più che della diva ma la stoffa dell’attrice non le manca.  Sono convinta che sentiremo ancora parlare di lei.

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