La collezione dei ritratti degli uomini illustri di PAOLO GIOVIO

Una delle sale allestite per la mostra alla Pinacoteca civica di Como.

Si intitola La Collezione. Paolo Giovio e i ritratti senza tempo la mostra che fino all’8 febbraio 2026 è ospitata dalla Pinacoteca civica di Como. Curata dallo storico dell’arte Bruno Fasola, dovete assolutamente vederla, se amate l’arte. Non aspettatevi di trovare qualche Raffaello  o qualche Leonardo da Vinci, anche se non mancano artisti illustri dell’epoca rinascimentale. Ma è il racconto che ci fa questa mostra a essere straordinario. Grazie alla figura di Paolo Giovio, si va all’origine stessa del concetto di museo. E ogni volta che poi visiterete una mostra d’arte o un’istituzione museale, saprete che è questo personaggio, Paolo Giovio, che bisogna idealmente ringraziare, perché è stato il primo a concepire l’idea di una collezione d’arte aperta al pubblico.

Paolo Giovio: umanista, medico e persino vescovo

Paolo Giovio (1483-1552) è stato un umanista. Comasco, figlio di un notaio, proveniva da una famiglia benestante, che gli permise di dedicarsi agli studi, facendo un percorso che all’epoca non era certo per tutti. Studia anatomia a Pavia negli stessi anni di Leonardo da Vinci e in seguito va a Roma, dove svolge l’attività di medico ma come uomo di cultura frequenta le corti di cardinali importanti. Nel corso della sua vita lavorerà per due papi, Clemente VII de’ Medici e Paolo III Farnese. Il primo lo nominerà vescovo a Nocera de’ Pagani, dove andrà una sola volta. «Paolo Giovio realizza tre brevi scritti sulle vite di Leonardo, Raffaello e Michelangelo», spiega Bruno Fasola, che è il massimo studioso di Giovio e della sua collezione. «Il suo lavoro ispira Giorgio Vasari per la stesura delle sue Vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori». Intorno al 1521, Giovio inizia a mettere insieme una collezione di dipinti che rappresentano personaggi illustri, per lo più uomini ma anche qualche donna legati al mondo culturale dell’epoca, papi e religiosi. ma anche condottieri, alcuni del passato.

Paolo Giovio in un ritratto di Cristofano dell’Altissimo presso la Galleria degli Uffizi a Firenze.

L’idea del museo

Paolo Giovio vive anni straordinari. Alcuni anni prima della sua nascita, a Roma come nel resto d’Europa si diffondono le officine di stampa a caratteri mobili, che determinano il boom dei libri. Lontano dalla sua città natale, assiste agli intrighi e alla lotte di potere fra famiglie importanti, vede la minaccia ottomana alle porte d’Europa (l’assedio di Vienna è del 1529), è testimone da lontano della riforma protestante che allontana il nord Europa da Roma. Gli ambienti colti che frequenta gli consentono di conoscere di persona molti artisti ed è così che inizia a collezionare ritratti. Come sottolinea il curatore Fasola, raduna opere di diversa qualità artistica, accomunate da un criterio: la verosimiglianza con l’immagine del personaggio ritratto.

Veduta della Villa Museo.

La mostra La Collezione. Paolo Giovio e i ritratti senza tempo include una Veduta della Villa Museo (XVII secolo) che Paolo Giovio decide di realizzare a Como. Già, anche se morirà a Firenze presso i Medici, è nella sua città natale che vuole creare il luogo destinato a custodire i suoi amati quadri di uomini illustri. «La Villa sopravvive 60 anni dopo la sua morte, entro il 1615 viene distrutta e ricostruita». Una curiosità: se venite a Como a vedere questa mostra alla Pinacoteca civica, andate in via Borgovico, percorrendo la passeggiata che porta lungo il lago a Villa Olmo. Quando sarete di fronte a Villa Gallia, sede dell’Amministrazione provinciale, chiudete gli occhi e pensate a Paolo Giovio e al suo museo. E’ qui che sorgeva la sua villa perduta, dove aprì le porte a un pubblico selezionato di visitatori, per condividere il piacere di ammirare insieme i suoi quadri.

Da Cristoforo Colombo a Savonarola, dagli ottomani a Dante

La mostra presenta 38 ritratti che fanno parte del patrimonio della Pinacoteca, alcuni restaurati ed esposti grazie a questa occasione. E poi, ci sono alcuni prestiti, provenienti da altri musei o da collezionisti privati. Per esempio, è esposto un Alessandro Achillini proveniente dagli Uffizi. Le opere note che appartenute a Paolo Giovio e giunte fino ai giorni nostri sono circa un’ottantina.

Girolamo Savonarola, Pinacoteca civica di Como.

I quadri perduti della collezione

Che fine hanno fatto oltre 300 opere? «Molte sono andate perdute o deteriorate. Dopo la morte di Giovio, la collezione è stata smembrata», commenta Veronica Vittani, responsabile dei Musei Civici di Como. E’ iniziato così il viaggio che ha portato alcuni quadri a essere venduti a privati, a volte dimenticando la provenienza dalla collezione di Paolo Giovio, o a finire in musei lontani. Un quadro della collezione – il ritratto di Cosimo I de’ Medici – è a Sydney, per esempio. Una sala della mostra racconta in quali musei si trovano gli altri quadri identificati come appartenenti alla collezione e non esposti a Como in quest’occasione.

«Alcuni privati ci hanno prestato le opere, altri no», commenta Fasola. Ed è un vero peccato: per Como questa mostra è identitaria, legata a un concittadino illustre e all’invenzione del museo visitabile. Tant’è che due sale, a mostra finita, entreranno a far parte stabilmente della Pinacoteca comasca di Palazzo Volpi.

Ho amato molto in questa mostra il ritratto di Faustina Mancini, qui sopra, nobildonna romana che fu musa ispiratrice dei letterati che frequentavano i Farnese. Ho trovato curioso l’interesse di Paolo Giovio per i ritratti dei “nemici” ottomani, inclusa la bella Rosselana, moglie di Solimano il Magnifico e donna molto potente. Nella collezione della Pinacoteca di Como c’è anche Aiax Agà, che probabilmente combatté durante l’assedio di Vienna. I costumi dei turchi, dipinti con ricchezza di dettagli, avranno suscitato lo stupore dei contemporanei di Giovio.

Aiax Agà, Pinacoteca civica di Como

La mostra La Collezione. Paolo Giovio e i ritratti senza tempo include anche una sala immersiva con un’installazione multimediale che fa viaggiare il visitatore fra i personaggi dei quadri di Paolo Giovio.

La sala immersiva dedicata ai personaggi dei quadri della collezione.

All’ingresso, un’altra installazione interattiva farà la gioia degli amanti dei selfie. È infatti possibile sedersi, farsi fotografare e ottenere il proprio ritratto inserito in uno dei quadri della collezione di Paolo Giovio. Un’idea divertente, che probabilmente sarebbe piaciuta anche al grande umanista comasco, che tanto valore attribuiva all’immagine.

Foto  © ufficio stampa Ellecistudio, Maria Tatsos

 

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