LA FLORA PREISTORICA II di Enrico Caneva

Enrico Caneva, origini vicentine, è un cosmopolita con l’amore per le piante. Il lavoro l’ha portato in giro per il mondo occupandosi di aziende industriali. Per vent’anni ha vissuto a Parigi, e nella capitale francese ha creato il suo primo giardino. Rientrato poi in Italia, il destino l’ha condotto a Sarzana, dove ha potuto acquistare un ampio terreno di 12 mila metri quadrati in cui  realizzare un grande giardino con 15 mila piante e oltre 2000 specie da tutto il mondo. La sua storia è la dimostrazione di quanto può fare la passione: anche senza essere un botanico di formazione, Caneva ha letto, ha studiato, si è documentato. E ha inseguito un’idea: quella di un giardino che facesse viaggiare nello spazio, fra la flora di ogni continente, e nel tempo, fra le piante che discendono dagli esemplari più antichi della preistoria.

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Wollemia nobilis ai Kew Gardens di Londra. Foto Wikipedia

Piante da un passato più che remoto

Esistono infatti piante che sono riuscite a sopravvivere più o meno immutate da milioni di anni. Un esempio famoso è la Wollemia nobilis, una conifera scovata in Australia nel 1994, che era diffusa già 65 milioni di anni fa, l’epoca in cui scomparvero i dinosauri. I pochi esemplari sopravvissuti sono rimasti al sicuro in un anfratto isolato continuando per milioni di anni a riprodursi. È un’emozione trovarsi al cospetto di una pianta con una storia così antica. Rispetto a lei, noi Sapiens siamo gli ultimi arrivati, perché siamo sul pianeta da solo 200 mila anni circa.

Muschio sulla corteccia di un albero. Foto Maria Tatsos

Muschi campioni di sopravvivenza

Sessantacinque milioni di anni fa non è il record assoluto per le piante. Le prime piante terrestri risalgono al Paleozoico e sono i muschi, o briofite. Sono autentici highlander: esistono da 450 milioni di anni, e sono sopravvissute a tutti gli sconvolgimenti climatici vissuti dal nostro pianeta. Ma come ci ricorda Enrico Caneva nel suo libro La flora preistorica II – I giardini del Carbonifero il primato appartiene ai licheni (un’associazione di un’alga e di un fungo): pochi sono giunti a noi in forma fossile, ma la simbiosi fra queste due forme di vita potrebbe risalire addirittura al Precambriano (che occupa un lasso di tempo che la nostra mente fa fatica solo a immaginare: da 4,61 miliardi a 541 milioni di anni fa).

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Cycas revoluta. Foto Wikipedia

Un viaggio fra fossili viventi

Il libro La flora preistorica II – I giardini del Carbonifero in ogni singola sezione parte dal passato per condurci a scoprire, con un buon apparato fotografico, le piante giunte dal Carbonifero (358-298 circa milioni di anni fa) fino ai giorni nostri. Fra le mie preferite c’è la Cycas revoluta, ormai facile da acquistare anche in un garden center. Il genere Cycas conta circa una ventina di specie ed è l’unico giunto sino ai giorni nostri della famiglia delle Cicadacee. Nel terreno può crescere fino ad assomigliare vagamente a una palma, fino a 5-6 m di altezza. Ma come le piante più antiche è dioica: presenta esemplari maschi e femmine, come noi mammiferi.

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Equisetum giganteum. Foto Wikipedia

Equiseti, le erbacee che furono alberi

Prosperano nelle zone umide e assomigliano alle canne. Sono erbacee sempreverdi, oggi usate anche dai paesaggisti per decorare i laghetti nei giardini. Gli equiseti sono stati una presenza importante nel clima caldo e umido del Carbonifero. Oggi sono ridotti a poca cosa – a parte l’Equisetum giganteum, che può giungere fino a 7 m di altezza. Ma 300 milioni di anni fa erano veri e propri alberi, ci racconta Caneva in La flora preistorica II – I giardini del Carbonifero . Quando mi capita di imbattermi in un Equisetum hyemale, che crea colonie di piante alte circa 1 metro, mi piace immaginarmi i suoi antenati, che potevano arrivare a 30 metri di altezza. È un po’ come guardare un varano per fantasticare sui dinosauri.

La preistoria è fra noi

Al di là dell’interesse scientifico, trovo che il libro La flora preistorica II – I giardini del Carbonifero di Caneva stimoli la curiosità e l’amore per la scoperta in chi ama le piante. Esistono esemplari vegetali che risalgono al Carbonifero che non sono poi così difficili da incontrare anche oggi, in natura. E dopo aver letto questo libro, un lichene apparentemente insignificante o una felce invadente acquistano una nuova dignità. Hanno una storia da raccontarci e meritano, come tutte le piante, il nostro rispetto.

Un’ultima precisazione: Enrico Caneva ha pubblicato, prima di questo volume, un altro testo dedicato alla flora preistorica del Giurassico (215-145 milioni di anni fa), l’era dei dinosauri. I Giardini Caneva di Sarzana offrono anche la possibilità di camminare fra piante viventi risalenti alla preistoria, ospitate in una sezione dedicata. Una vera rarità: al mondo ci sono quattro giardini con una collezione botanica preistorica, uno negli Stati Uniti, uno in Tasmania e uno a Singapore, come mi ha raccontato Caneva. E il quarto è in Italia, a Sarzana.

Info: La flora preistorica II – I giardini del Carbonifero di Enrico Caneva. Töpffer Edizioni, LIbri Oltre, 2025

 

 

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