TUTTO QUEL CHE RESTA DI TE di Cherien Dabis al cinema

Premiato in vari film festival (San Francisco, Malaysia, Sydney), Tutto quel che resta di te della regista e sceneggiatrice Cherien Dabis sarà nelle sale italiane dal 18 settembre, distribuito da Officine Ubu. Andatelo a vedere e portateci anche i ragazzini: perché di fronte a quanto sta accadendo a Gaza da ottobre 2023 questo film aiuta a capire meglio di qualunque libro di storia. Raccontando la storia di tre generazioni di una famiglia originaria di Giaffa, Dabis scava nelle radici della violenza e dell’odio che contrappone oggi due popoli.

Un popolo in fuga, cacciato dalla sua terra
Tutto quel che resta di te si apre con la il ferimento di un adolescente nel 1988 a Nablus, durante le proteste dell’intifada. Quella che scoprireremo nel corso del film essere sua madre Hanan (la stessa Cherien Dabis, che è anche attrice) racconta a qualcuno chi è suo figlio Noor e perché fosse per strada a protestare. Per capirlo, occorre andare indietro nel tempo, nel 1948, a Giaffa. Suo nonno Sharif è un giovane proprietario terriero di aranceti, che avevano assicurato a lui, alla moglie Munira e ai loro quattro figli una vita agiata. Hanno una bella villa con giardino.
La nascita di Israele nel 1948
Il 14 maggio 1948 nasce lo stato d’Israele. Sharif e i suoi compaesani palestinesi all’inizio sperano di trovare il modo di convivere con i nuovi dominatori che hanno sostituito gli inglesi. Ma presto si rendono conto che non è possibile: gli israeliani non sono interessati alla loro resa. Vogliono cacciarli dalle loro case e proprietà e sostituirli con gli ebrei giunti dall’Europa dopo la Shoah. Sharif finisce in una prigione che è tanto simile a un lager, dove è costretto ai lavorio forzati. Munira e i bambini scappano in CIsgiordania. E’ l’inizio di un esodo, che conoscerà molti diversi momenti. In questa prima fase della Naqba, 750 mila palestinesi perdono le loro case e diventano profughi.

Con un salto temporale, si giunge al 1978. Sharif è ormai invecchiato, ha perso la moglie e vive con il figlio Salim, sua moglie Hanan e i loro bambini. Il più grande, Noor, è legatissimo al nonno che gli racconta della loro terra, Giaffa, della sua esistenza di prima, degli israeliani che gli hanno rubato la terra che era la sua vita.

La Naqba ha portato anche alla diaspora del popolo palestinese. Il figlio maggiore di Sharif, Ahmad, vive in Giordania, le figlie sono all’estero con mariti e figli. Solo Selim (Saleh Bakri), che è diventato insegnante in Cisgiordania, come il padre resiste: non vuole andarsene dalla sua terra. Un giorno viene fermato dai militari israeliani. Un banale controllo si trasforma in un momento di umiliazione profonda, che scava un solco incolmabile fra il giovane padre e il piccolo Noor. La tragedia di cui sarà protagonista da adolescente inizia proprio lì, quando suo padre deve scegliere fra avere salva la vita e conservare il suo onore e la sua dignità.

Una vita normale è impossibile
Noor cova dentro di sé un odio fin troppo comprensibile. La vita dei palestinesi nei territori occupati è un inferno. Vessazioni, arresti immotivati, impossibilità di vivere normalmente. E’ fin troppo chiaro che la loro presenza è malamente tollerata e che l’obiettivo è uno solo: esasperarli, portarli alla disperazione perché se ne vadano. Durante una manifestazione, l’esercito gli spara una pallottola alla testa. La sua vita è finita, e ironia della sorte può essere curato solo in un ospedale israeliano, a Haifa, perché in Cisgiordania i medici non dispongono di una TAC e dei farmaci per guarirlo. Ma la situazione è grave e malgrado gli sforzi dei medici Noor perderà la vita. Ai suoi genitori, viene richiesto di donare gli organi del figlio. E qui si scatena il dilemma: da palestinese, daresti gli organi di figlio per salvare vite israeliane, che fanno parte della gente che ha rubato la tua terra e la tua vita e ha ucciso tuo figlio?
Il finale nel 2022, a Giaffa
Tutto quel che resta di te si chiude ai giorni nostri, nel 2022, con Selim e Hanan che visitano Giaffa. Che cosa sono venuti a fare? E come hanno fatto a entrare in Israele da turisti, cosa che non è permessa ai palestinesi? E chi era il misterioso personaggio a cui Hanan ha raccontato la storia della famiglia? Non voglio spoilerare: scopritelo guardando questo film, che non delude e che aiuta a capire il punto di vista di un popolo, quello palestinese, che ha pagato per i sensi i colpa degli europei dopo la Shoah e che ha subito un trattamento non così diverso da quanto i nazisti hanno fatto agli ebrei. Derubati dei loro beni, vessati e umiliati, ghettizzati, trattati in modo di disumano. E oggi a Gaza condannati anche a morire di fame.

Tutto quel che resta di te di Cherien Dabis è una saga familiare che commuove. Ci racconta come la violenza e l’esasperazione possano condurre un ragazzo, proveniente da una famiglia perbene e assolutamente pacifica, con un padre quasi gandhiano nella sua resistenza, a imboccare la via della della lotta contro uno stato che si professa democratico, ma che lo è soltanto con la popolazione ebraica. Due pesi e due misure. Anche se l’intento è quello di raccontare la storia di una famiglia, il film non può non essere anche politico.
Una palestinese della diaspora
Dabis è una regista palestinese americana, figlia di un palestinese della diaspora. In un viaggio in Israele da bambina, lei e la sua famiglia sono stati trattenuti in dogana per 12 ore dalle autorità israeliane. Sono stati spogliati e perquisiti. «La mia vita è piena di storie di dolore e conflitto che ho visto e vissuto in Palestina, ha dichiarato. «Ma le mie esperienze impallidiscono in confronto a quelle di chi vive in Palestina e delle generazioni che mi hanno preceduto».
Ci sono film che hanno il pregio di suscitare nello spettatore uno slancio empatico: Tutto quel che resta di te di Cherien Dabis ci riesce con grande efficacia. Da vedere.
