DUE PROCURATORI, un film di Sergei Loznitsa

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Vedere il film Due procuratori mi ha riportato alle mie letture sui gulag e sul terrore staliniano. A Varlam Šalamov e ai suoi Racconti della Kolyma. A Juanusz Bardach e alle sue vicende, sempre nella Kolyma in Siberia, raccontate in L’uomo del gulag. Il testo a cui è ispirata la sceneggiatura di questo film è di Georgij Demidov (1908-1987), scienziato condannato come trotzkista nel 1938 e fu prigioniero per 14 anni alla Kolyma dove fu conobbe Varlam Šalamov. Riabilitato nel 1958, scrisse storie legate alla prigionia e a quell’epoca terribile dell’Urss, che poté iniziare a voltare pagina solo nel 1953, dopo la morte di Stalin. Due procuratori è stato scritto nel 1969, ma il testo fu sequestrato nel 1980 dal KGB. È stato pubblicato solo nel 2009, quando l’autore era già scomparso.

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L’epoca del terrore staliniano

Due procuratori, presentato a Cannes nel 2025, racconta del giovane procuratore Aleksandr Korneev (interpretato da un bravissimo Aleksandr Kuznetzov) che, fresco di nomina, prende servizio nella città di Brjansk. Le prime scene, all’insegna del cupo e metallico grigiore di una prigione, ci portano dietro le sbarre. È il 1937, nel pieno delle grandi purghe staliniane. In galera finisce anche la generazione dei rivoluzionari bolscevichi che ha combattuto con Lenin e che ha creduto nel sogno di uno stato comunista. Arresti a opera del NKVD (il predecessore del KGB), processi e false accuse sono all’ordine del giorno. È evidente che il dittatore vuole eliminare una classe politica e instaurare il terrore come strumento di esercizio del potere. Non è questione di essere dissidenti. Nessuno ormai è al sicuro: persino il proletario oggi osannato come eroe, per una delazione di un vicino di casa il giorno dopo può finire in Siberia. I sistemi totalitari funzionano così.

Una lettera scritta con il sangue

Korneev riceve un biglietto, scritto con il sangue – i carcerati non possono usare  penne e carta – in cui un anziano prigioniero, tale Stepnjak, chiede di incontrare un procuratore perché ha importanti rivelazioni da fare. Il giovane si reca alla prigione, supera con pazienza l’ostilità del direttore e dei suoi scagnozzi che vogliono impedirgli di avere un colloquio con l’uomo e alla fine gli parla. Stepnjak gli mostra i segni delle torture sul suo corpo e gli chiede di rivolgersi a qualche pezzo grosso di Mosca. La sezione locale della NKVD sta cercando di boicottare la rivoluzione, imprigionando ingiustamente tutti i bolscevichi della prima ora.

Ingenuo o doppiogiochista?

E qui lo spettatore che conosce la Storia finisce per domandarselo: dove vuole arrivare Korneev? Sta tramando qualcosa, o è solo ingenuo e stupido? Già, perché nel 1937 in tutta l’Urss era chiaro a tutti che cosa stava facendo Stalin. E ogni sovietico cercava di stare alla larga dai guai. Ma non l’idealista Korneev, che crede evidentemente nella giustizia sovietica e nella correttezza della legge. Partirà per Mosca, dove andrà a perorare la causa di Stepnjak presso gli alti vertici…

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Nella tana del lupo

Eccolo, il secondo procuratore: il Procuratore Generale dell’Urss, il fautore di un diritto che fa gli interessi della classe dominante: Andrej Vyšinskij. Cappuccetto Rosso è finito nella tana del lupo. A questo punto, il finale è ormai ovvio. L’algido e falsamente cortese Vyšinskij ascolta il giovane procuratore e lo condanna al suo destino. La sorte che spetta ai nemici del popolo.

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Sergei Loznitsa, foto Wikipedia

Un film interessante e prezioso

Il film Due procuratori è opera del regista di origine ucraina Sergei Loznitsa, classe 1964, di formazione matematico e informatico, che firma anche la sceneggiatura. Vive in Germania ed evidentemente non ha girato questa storia né in Ucraina (dove ha avuto uno scontro con l’Ukrainian Film Academy, leggo su Wikipedia), né in Russia. Ben costruito, ben documentato, con un cast impeccabile, Due procuratori è un film prezioso, soprattutto in questo momento storico. Perché le dittature, i totalitarismi – di qualunque colore siano – si assomigliano tutti. E tutti mirano alla conservazione del potere imponendo il terrore e impedendo qualsiasi forma di opposizione e di critica. Anche in buona fede, come quella del povero Korneev.

 

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