Il giardino botanico di VILLA MONASTERO

Villa Monastero e il suo giardino botanico a Varenna sono uno dei gioielli del Lario. L’ho visitata il 30 marzo scorso, e ci tengo a sottolineare la data perché le foto che trovate qui sono state scattate ion quel giorno. Quindi, non stupitevi se mancano alcune fioriture. Per esempio, i glicini non erano ancora in fiore. A distanza di una settimana, con le temperature risalite, la situazione è quasi sicuramente mutata. Visitare un giardino botanico riserva sempre sorprese: le fioriture si alternano nel tempo, quindi vale la pena andarci anche più di una volta, in mesi diversi, informandosi su cosa si può trovare. Leggete qui le mie domande e risposte per conoscere il giardino botanico e la villa.

Dove si trova esattamente Villa Monastero?
Villa Monastero e il suo giardino sono in un punto magico del Lario, sul ramo di Lecco. Esattamente di fronte alla punta di Bellagio, come vedete in questa foto, dove i due rami del lago di uniscono. Le montagne ancora innevate sono quelle del Triangolo Lariano. Verso destra, il lago si allarga e si vede Menaggio. A sinistra di Menaggio, si scorge in lontananza la punta di Villa Balbianello, sul ramo di Como. Da comasca, vi assicuro che la posizione di Villa Monastero è davvero unica e da qui si può cogliere la forma a Y rovesciata del lago.

Nella foto sopra, tra le due iconiche colonne davanti alla villa, si vedono la punta del Balbianello e più a destra, Menaggio.

Chi ha costruito Villa Monastero e il giardino botanico?
Villa Monastero ha una lunga storia, che inizia nel XII secolo come monastero femminile. Poi, nel XVI secolo, le suore se ne vanno e la proprietà viene comprata dal valsassinese Paolo Mornico, il cui figlio Lelio fa costruire una dimora signorile. I Mornico restano proprietari per circa tre secoli. Poi – dopo altri due passaggi – la villa viene acquistata da un industriale tedesco di Lipsia, Walter Erich Jacob Kees.
Siamo ormai alla fine dell’Ottocento. Dal 1897 al 1909 il nuovo proprietario avvia i lavori che conferiscono alla villa l’aspetto attuale. Kees vuole anche un giardino nella sua casa di vacanza, degno del suo status e secondo i gusti dell’epoca. Incarica allora il giardiniere Enrico Achler di Tremezzo, che crea il giardino botanico attuale.

Il giardino botanico di Villa Monastero rimane di proprietà del suo fondatore?
No, con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale gli viene confiscato insieme alla villa, perché è cittadino di un Paese nemico dell’Italia. Vi sembra strano? Non lo è: anche nel 2022, con lo scoppio della guerra in Ucraina, alcune ville e beni di proprietà russa sul lago di Como (e altrove in Italia) sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza. E poi, anche Villa Carlotta subì la stessa sorte di Villa Monastero nello stesso periodo, in quanto di proprietà tedesca.
Alla fine della guerra, nel 1925 giardino e villa vengono acquistati da una famiglia milanese, con origini elvetiche. Marco e Rosa De Marchi, appassionati alpinisti e mecenati, doneranno nel 1936 la proprietà allo Stato italiano, con l’obiettivo di farci un museo. Le volontà dei De Marchi vengono rispettate e nel 1940 il giardino botanico viene aperto al pubblico.
La villa, invece, ospita a partire dagli anni Cinquanta un centro congressi. Nel 2009 l’intera proprietà di Villa Monastero viene acquisita dalla Provincia di Lecco, che già la gestiva e in precedenza aveva istituito la casa museo. Con i fondi del PNRR tra il 2023 e 2024 la Provincia di Lecco ha effettuato un importante intervento di restauro e riqualificazione affidato all’architetto e landscape designer Valerio Cozzi.

Che cosa si può vedere nel giardino botanico?
Ci sono collezioni di agrumi e di glicini, felci e piante che amano l’ombra, peonie e acquatiche (come si può vedere nella foto sopra, con la vasca), e tante altre. Circa 900 diverse specie in tutto. Il parco è caratterizzato dalla presenza di cipressi e palme di numerose specie e varietà. Come Erythea armata o palma blu del Messico, la cilena Jubaea Spectabilis, la cinese Chamaerops excelsa, la mediterranea Chamaerops humilis.
Perché tutte queste palme? Non è una scelta eccentrica di Kees. Nell’Ottocento, molti giardini sui laghi prealpini sfoggiavano palme e altre piante provenienti da lontano. Era una moda e anche uno uno status symbol per il proprietario, che poteva concedersi una pianta rara ed esotica. Ovviamente i giardinieri selezionavano quelle che meglio si potevano adattare al microclima dei laghi lombardi. Non troverete da nessuna parte una Phoenix dactylifera, o palma da dattero, perché non il clima non le consente di sopravvivere alle nostre latitudini.
Stupenda la grande magnolia (nella foto sopra) con il suo tronco imponente, che avrà più di cent’anni. Anche lei fa parte delle piante esotiche (ha origini americane e asiatiche), come i glicini (idem).

Che cos’è il Giardino delle monache?
Nell’ambito dei lavori del 2023-24 è stata realizzata quest’area, chiamata Giardino delle monache, che include una settantina fra aromatiche e piante medicamentose, in ossequio a quello che doveva essere l’orto delle suore che qui vissero nel XII secolo. Rosmarino, lavanda, elicriso, salvie ma anche equiseti e molte altre. Una curiosità? C’è anche l’Artemisia absinthium, o assenzio maggiore. Era uno degli ingredienti dell’assenzio, una bevanda distillata di gran moda nell’Ottocento, molto amata nell’ambiente degli artisti e scrittori come Gauguin, Rimbaud, Van Gogh. In Francia fu proibita dal 1915 al 1988. Nella foto sotto, la pianta coltivata nel Giardino delle monache.

Volete visitare il giardino botanico di Villa Monastero?
Info: https://www.villamonastero.eu
