A Sant’Ambrogio c’è un TESORO da scoprire

Sant’Ambrogio è uno dei luoghi del cuore del cuore dei milanesi. E non c’è da stupirsi: qui si respira la storia della città, si percepiscono le radici cristiane e una spiritualità antica. Basta entrare nel cortile interno per lasciarsi alle spalle la città caotica, magicamente anche il rumore sembra scomparire. Sant’Ambrogio (340-397), vescovo della città, volle questo luogo di culto per ospitare le spoglie dei martiri Gervasio e Protaso. Fu inaugurata nel 386, una data che me la rende ancor più cara. Proprio nello stesso anno, infatti, fu inaugurato anche il monastero di Sumelà nel Ponto, la terra dei miei avi, e sento un filo invisibile fra questi due luoghi.

Dal 5 dicembre apre Ambrosius, il Tesoro della Basilica
I tesori della spiritualità ambrosiana, ospitati in un piccolo museo e solo in parte esposti al pubblico in precedenza, dal 5 dicembre 2026 sono collocati in un nuovo percorso espositivo, non a caso intitolato Ambrosius. Il nome scelto si focalizza sul santo che fu dottore della chiesa e importante uomo di fede, nato a Treviri ma costruttore dell’identità milanese. È un richiamo chiaro alla sua presenza, nella basilica che custodisce le sue spoglie mortali ed è luogo di devozione. Lo spazio espositivo rinnovato include una delle sacrestie (Aula Ambrosii), dove si incomincia dai reperti più antichi, che avvicinano il visitatore ala vita del santo: il suo letto – ancora oggetto di studio – , una scodella da lui usata e valorizzata con un’opera di oreficeria del Quattrocento (nella foto qui sotto).

La seta di Bahram Gur da Costantinopoli
Un reperto interessante del Tesoro è costituito da due frammenti di seta raffiguranti una scena di caccia del re Bahram Gur, con animali, fra cui un asino selvatico trafitto da una freccia e assalito da un leone. Il soggetto richiama la Persia, ma il tessuto è stato realizzato a Costantinopoli nel IX secolo. Che legame ha con la basilica? Fino al 1918 questo tessuto rivestiva l’interno degli sportelli dell’altare d’oro, capolavoro dell’oreficeria di epoca carolingia, che ospitava i due martiri e le spoglie di Sant’Ambrogio. I due frammenti erano poi finiti nella Collezioni Civiche, dove sono rimasti fino alla decisione di restaurarli e includerli nel Tesoro.

Un restauro con il laser
Alla presentazione del Tesoro, ho avuto l’occasione di parlare con questa signora tedesca (nella foto sopra – mi scuso, ma non ho segnato il nome) che è l’artefice del restauro dei due frammenti di seta, visibili nella teca. Ha impiegato circa tre mesi per rimettere a nuovo i tessuti logorati da secoli di fumo delle candele, dall’incenso, dal passaggio del tempo. Lo ha fatto utilizzando il laser, con un ottimo risultato. I colori sono tornati naturali e brillanti. Un tessuto simile, ha raccontato, è conservato anche in una chiesa di Colonia, a riprova della rete commerciale che univa Oriente e Occidente. Mancano due frammenti per avere il tessuto completo. Nessuno sa dove potrebbero essere, o se siano andati perduti. Un piccolo giallo di cui forse conosceva la risposta l’arcivescovo di Milano Angilberto II (morto nel 856), acquirente del tessuto. È lui che ha avuto l’idea di adattarlo all’altare d’oro che aveva donato alla basilica.

Le sorprese del Capitolino
Le due sale successive del Capitolino , che appartenevano al vicino monastero, ospitano resti archeologici e una piccola, ma pregevole selezione di altre opere. Segnalo in particolare il Trittico con Madonna e Bambino (1490-1499) di Marco Lombardi e Giovanni Antonio da Cantù. La Madonna in trono è affiancata da Ambrogio e Girolamo (sulla destra). Ma sono una bella sorpresa anche i Cinque Piagnoni (foto sotto), sculture che rappresentano uomini incappucciati e in lutto, che accompagnavano i cortei funebri nel XIV e XV secolo.

Il sacello di San Vittore in Ciel d’Oro
Nel percorso museale, è incluso anche il celeberrimo Sacello di San Vittore in Ciel d’Oro, antecedente alla basilica. In alto al centro della volta del mosaico dorato c’è Vittore, martire cristiano. Sulla parete, oltre a Protasio e Gervaso, c’è Ambrogio, che con uno sguardo vivido sembra volerci interrogare, a oltre 1600 anni dalla sua scomparsa.

Ambrosius. Il Tesoro della Basilica è stato riconosciuto come museo dalla Regione Lombardia. Dal 9 al 24 dicembre al mattino sarà aperto gratuitamente, mentre da venerdì 26 dicembre si potranno trovare modalità e orari sul sito.
Foto © Ufficio Stampa DDL Arts Marco Reggi e Amir Farzad, Maria Tatsos, Wikipedia
