ABISSI, un saggio del biologo marino Roberto Danovaro

I primi a dirlo stati gli astronauti: dallo spazio, il nostro è un pianeta blu. Il 70 per cento della superficie della Terra è ricoperto d’acqua. Come ci ricorda Roberto Danovaro, autore di Abissi (Mondadori), l’oceano ricopre 374 milioni di chilometri quadrati, un universo d’acqua interconnesso con una profondità media di 4000 metri. Il record lo detiene la Fossa delle Marianne, con i suoi 11 mila metri di profondità, nel Pacifico.

Abissi oceanici, questi sconosciuti
Gli abissi marini incarnano un paradosso. Noi umani siamo andati sulla Luna, abbiamo al momento due stazioni spaziali orbitanti intorno al pianeta – la Stazione Spaziale Internazionale e la Stazione Spaziale Cinese – la sonda Voyager 1 ha oltrepassato Giove e Saturno e sta viaggiando nello spazio interstellare verso il Sole e qualcuno sta progettando di colonizzare Marte. Se compariamo spazio e abissi, è come se possedessimo un grattacielo enorme, senza poter scendere nelle cantine. Già, perché qualcuno due passi sulla Luna li ha fatti, nel 1969. Ma nessuno, proprio nessuno, ha mai camminato negli abissi del nostro pianeta. In questo mondo misterioso e proibitivo, fragile e alieno, ci conduce il biologo marino Roberto Danovaro, già presidente della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli e uno dei maggiori esperti internazionali di ecosistemi profondi.
Danovaro ha un talento per la divulgazione. Il suo libro può essere letto e compreso da chiunque abbia una conoscenza scolastica in ambito scientifico. Il requisito fondamentale è la curiosità: l’autore ci apre le porte di un mondo sconosciuto e c’è davvero tanto, tantissimo da scoprire, seguendo i passi da gigante fatti dagli scienziati e dagli esploratori, soprattutto dal Novecento in poi. Rimando al libro Abissi di Danovaro chi vuole affrontare questa avventura. Ma ci sono tre idee che ho scoperto leggendo questo libro e che vorrei evidenziare.

Idea n.1: dai 200 metri in poi, il buio pesto
È bene ricordare che un subacqueo può scendere fino a 40-50 metri di profondità. Gli abissi iniziano ben più in basso, a quota 200 metri, dove la luce solare incomincia a non arrivare più e non avviene la fotosintesi. Man mano che si scende, ci si ritrova immersi in un buio pesto. Nessuno ha mai passeggiato a queste profondità: come spiega Danovaro, a 4000 metri la pressione dell’acqua supera le 400 atmosfere. «È come se mettessimo sul nostro corpo un peso di 4130 tonnellate», scrive nel libro. Anche la temperatura non è piacevole: siamo intorno ai zero gradi.

Il miracolo del Trieste
Negli abissi si può scendere solo con un mezzo sottomarino che protegge le persone da questa abnorme pressione. La scienza ci è riuscita solo nel 1953, quando il batiscafo Trieste superò i 4000 metri. Nel 1960, Jacques Piccard e Don Walsh sono scesi nella Fossa delle Marianne a 10.900 metri. Queste “gite” nei fondali oceanici sono rarissime e costosissime (e quindi possibili solo per motivi di ricerca) e non scevre dal rischio di incidenti che, se avvengono, sono fatali.

Idea n.2: calamaro gigante dagli occhi grandi come pneumatici
Forse è un bene che non si possa nuotare negli abissi. Anche perché sarebbe come ritrovarsi in un film horror: i suoi numerosi abitanti, selezionati per vivere in condizioni estreme, sono spesso esseri spaventosi. Danovaro sfata un mito: c’è più ricchezza di vita animale negli abissi che nella foresta amazzonica. E ci spiega come a quelle profondità per sopravvivere si può essere o nani, o giganti. Fra questi ultimi, spiccano i calamari giganti (nella foto), i più grandi invertebrati del mondo. «Lungo fino a 18 metri, con un peso fino a 1000 chilogrammi, possiede anche gli occhi più grandi di qualsiasi animale sul pianeta, pari quasi alle dimensioni del pneumatico di una piccola automobile», scrive in Abissi lo studioso. Quando non l’Ottocento non c’erano i mezzi per vedere questi animali dal vivo, si sapeva della loro esistenza dagli spiaggiamenti. E così il il mostruoso calamaro gigante diventò protagonista di Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne, un romanzo trasposto in un film nel 1954 che ha fatto sognare migliaia di bambini delle generazioni Baby Boomer e X.

Idea n.3: mangiatori di metano e vermi giganti
Gli abissi sono ricchi di montagne, spesso di origine vulcanica. Al largo delle Galapagos, nel 1977 una spedizione che stava studiando le faglie sottomarine da cui fuoriesce la lava scoprì dei “caminetti fumanti”. Intorno a questi, c’erano dei vermi giganti, alti anche due metri e avvolti in un tubo bianco, immersi in un’acqua in cui chiunque sarebbe morto bollito: temperatura 150 gradi. Ma sui fondali ci sono anche sedimenti da cui fuoriesce metano, che diventa il pranzo di batteri”metanotrofi” che trasformano gli idrocarburi in zuccheri, che rientrano nella catena alimentare di un territorio, come quello degli abissi, avaro di risorse. Questi sono solo alcune delle curiose presenze abissali, raccontate da Danovaro.
Abissi da proteggere, non discarica
Al di là delle curiosità, il libro Abissi di Roberto Danovaro ha il pregio di raccontarci anche la lotta in corso per l’accaparramento delle risorse minerarie preziose dei fondali oceanici. Oggi esistono tecnologie in grado di farlo per noi, robot che esplorano ma possono anche prelevare quanto serve. Al di là di un tema di giustizia – l’oceano, al di là delle distanze canoniche previste dal diritto internazionale è di tutti, è un bene comune – c’è un problema di conservazione di un ambiente così fragile e delicato.
Negli abissi i tempi di ripristino di un’ecosistema danneggiato possono richiedere secoli, forse millenni. E noi, senza sapere neppure esattamente che cosa ci sia sul fondale degli oceani, visto che sono tuttora così difficilmente esplorabili, siamo pronti a sfruttarli come se fossero una miniera sulla terraferma. Dopo averli già inquinati in tutti i modi possibili. La plastica è giunta, infatti, persino in fondo alla Fossa delle Marianne. Proteggere gli oceani significa proteggere la vita sul pianeta, quella umana inclusa.
Info: Abissi di Roberto Danovaro. Mondadori pp.173, 18,50 euro
