LA FIGLIA DEL SAMURAI di Etsu Inagaki Sugimoto

La figlia del samurai è un memoir che ci trasporta, come in una macchina del tempo, negli anni in cui il Giappone vive un cambiamento epocale. È il 1873 quando la piccola Etsu nasce. Sono passati appena cinque anni dalla fine del lungo periodo Edo e dall’inizio della restaurazione Meiji. Di malavoglia, i giapponesi sono stati costretti ad aprirsi all’Occidente, dopo l’arrivo delle navi nere del commodoro Perry nel 1853. Il Paese, per secoli chiuso al mondo esterno e governato delle rigide regole degli shogun, inizia a guardare con curiosità i nuovi arrivati e prende l’avvio un processo che porterà a una rapida modernizzazione del Giappone.

Il codice d’onore, prima di tutto

Etsu Inagaki (1873-1950) trascorre la sua infanzia a Nagaoka, nella provincia di Echigo, un luogo remoto rispetto alla nuova capitale Edo, l’odierna Tokyo. La sua è una famiglia di samurai, che partecipa al periodo turbolento successivo alla fine dello shogunato. Nella sua regione, si fronteggiano due fazioni – una pro imperiale, l’altra fedele allo shogun – e anche il padre della ragazzina finisce coinvolto, trascinando anche la sua famiglia. Ma Etsu, sua sorella e suo fratello maggiori e la madre sono ligi al codice d’onore dei samurai, e si comportano secondo le regole anche nei momenti di difficoltà.

Una nuova vita in America

Quando Inagaki pubblica La figlia del samurai nel 1925, all’età di 52 anni, ha un’infanzia incantata da raccontare, seguita da un destino comune alle donne giapponesi di allora: diventare una sposa, già da adolescente. Il futuro marito, Matsuo Sugimoto, è scelto dalla famiglia. Le nozze non sono immediate perché Matsuo vive in America e Etsu dovrà raggiungerlo. E’ una sfida notevole per una ragazzina: non solo il marito è uno sconosciuto, ma si troverà a viver immersa in un’altra cultura e in luoghi a lei non familiari. La giovane Inagaki è sveglia e se la cava, anche quando si troverà a essere una vedova con due figlie.

Donna guerriera in un’ukiyo-e di Utagawa Kuniyoshi.

Il memoir La figlia del samurai, scritto in inglese, è un pregevole tentativo di far conoscere lo stile di vita e la cultura giapponese al pubblico americano, in anni in cui il Giappone era ancora un luogo esotico e i suoi abitanti erano per qualcuno degli asiatici bizzarri, e non gli eredi di una cultura millenaria. Ci riesce benissimo: con fierezza, descrive il suo essere una figlia di samurai, che anche di fronte alla sfida di recidere i legami con la sua famiglia ricorda quanto le dice la nonna. “Dove vivi è una questione di poco conto. La vita di un samurai, uomo o donna che sia, è sempre la stessa. lealtà al signore, coraggio in difesa del suo onore”.

Non solo differenze fra giapponesi e americani

È una società intrisa di maschilismo, quella in cui cresce Inagaki, e se ne accorgerà in America, dove le donne hanno comportamenti più liberi e gli uomini hanno un atteggiamento più paritario nei loro confronti. Ma Etsu nel suo libro La figlia del samurai cerca di evidenziare le similitudini, e non le differenze, sforzandosi di mostrare come giapponesi e americani, in fondo, non siano così diversi. Un libro piacevole, consigliatissimo a chi ama il Giappone, perché la Storia racchiude le chiavi di lettura anche dell’oggi.

Info: La figlia del samurai di Etsu Inagaki Sugimoto. ObarraO, 2024, 18,50 euro

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