L’energia delle donne nel film LA MAISON DES FEMMES

 

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Il 29 ottobre esce al cinema La maison des femmes (La casa delle donne) della regista francese Mélisa Godet. Un film assolutamente da vedere per le riflessioni che scatena. Godet ha preso ispirazione da una storia vera: quella della casa delle donne di Saint Denis, alla periferia di Parigi.

A questo centro si rivolgono donne di origini diverse: francesi, africane, europee, asiatiche… Uno specchio della società multietnica francese, che da molto più tempo rispetto all’Italia – anche per motivi storici – ha aperto le porte agli immigrati. Le donne sono tutte accomunate da un bisogno di assistenza: per prevenire gravidanze, ma anche per combattere la violenza maschile nelle loro vite. Ad accoglierle un gruppo in prevalenza femminile capitanato da Diane Khoury, interpretata dall’ottima Karin Viard.

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I due personaggi di Inés (a sinistra) e Manon (a destra).

Uno staff poliedrico e motivato

Nel film La maison des femmes c’è la graffiante infermiera Awa, che ci mette però l’anima ad ascoltare le donne. C’è l’ostetrica Manon, che cerca un equilibrio fra il suo impegno professionale e l’essere diventata da poco madre. C’è la giovane dottoressa stagista Inés, la cui madre sogna per lei un futuro opulento in una clinica privata ma che si innamora di questo lavoro, scarsamente retribuito. Ci sono gli psicologi Lucie e Alexandre, le operatrici che organizzano attività di auto aiuto per le donne, e c’è Gilles, l’uomo dei conti, che insieme ad Alexandre rappresenta  la “quota azzurra” in un centro per le donne gestito da donne.

La violenza nei confronti delle donne

Lo spettatore è catapultato fin dai primi minuti nel ritmo frenetico del centro, dove le dottoresse sono chiamate ad affrontare di tutto: dai residui della società patriarcale francese, con uomini violenti che si sentono in diritto di maltrattare la moglie, alle ferite fisiche e psicologiche inferte nel contesto della comunità d’origine. Come le mutilazioni genitali femminili praticate perché le donne non possano provare piacere – che portano spesso alla morte –  e le problematiche legate alla verginità, ancora un tabù in nord Africa e in altri contesti.

I valori che il film veicola

Sotto organico e con poche risorse per rispondere a tutti i bisogni dell’utenza, la maison des femmes si trova ad affrontare anche un’ispezione ministeriale. Lo staff al completo lotterà con le unghie e con i denti per difendere la sopravvivenza del centro.

Che cosa colpisce di questa storia?

Il valore della solidarietà femminile. Il rispetto dell’altro. La capacità di ascolto e di presa in carico delle persone, che significa – come dice il personaggio di Manon – portare il peso della situazione insieme alla vittima. Compatire secondo l’etimologia latina, cioè “soffrire con”.  Lo staff ci mette il cuore in quello che fa, sacrificando anche la propria vita personale, come raccontano gli spiragli che Godet apre sul privato delle protagoniste. Lo sforzo per capire e aiutare persone provenienti da culture diverse è costante.

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Da sinistra: alcune operatici, Awa al centro, poi Manon, Gilles e Lucie.

Una seconda famiglia

La regista riesce a introdurre nel film anche dei momenti di leggerezza. Le iniziative per raccogliere fondi per il centro alla sera svelano il bisogno del tutto umano di allentare la tensione, di divertirsi, di condividere. In realtà, ogni operatore passa più tempo al centro che con la propria famiglia, e lo staff di cui è parte diventa una seconda famiglia.

Il racconto è corale e alla fine si riflette non su una, ma su tante storie. Il messaggio è chiaro: servirebbero non una, ma cento, mille maison des femmes a cui le vittime possano rivolgersi con la certezza di ricevere solidarietà, comprensione, percorsi di salvezza. Purtroppo il taglio dei fondi alla sanità pubblica significa anche non offrire servizi di questo genere, abbandonando a se stesso chi non ha risorse per pagare un consultorio privato.

La maison des femmes, che sarà distribuito in Italia da Satine Film,  ha ricevuto il patrocinio di Amnesty International Italia e  il sostegno dell’associazione Differenza Donna e Kering Foundation, partner nella diffusione distributiva.

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