FUORIPISTA a gres art 671. Non la solita mostra

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Nel ricco calendario di mostre ispirate da Milano Cortina 2026, ce n’è una che consiglio caldamente di vedere. Si intitola Fuoripista. Arte, sport e inverno ed è ospitata, fino all’8 febbraio prossimo presso il centro per l’arte e la cultura gres art 671 di Bergamo. Uno spazio inaugurato nel 2023 in un’ex area industriale, dove si producevano tubature in gres per il sistema fognario, ora rinato a nuova vita (nella foto, il bistrot Gres Café). Me lo aveva segnalato Stefania Migliorati, un’artista di origini bergamasche che vive a Berlino, e che ho intervistato per Amica. Avendolo visto in occasione di Fuoripista. Arte, sport e inverno con i miei occhi, non posso che darle ragione: mi piace, ha l’atmosfera di un luogo dove ci si incontra e si intrecciano idee, dando origine a qualcosa che non c’era.

Laura Millard, Lac des Arcs, 2018

Una trasversalità che incuriosisce

Fuoripista. Arte, sport e inverno è una mostra che rientra nell’arte contemporanea con un grande atout: può risultare coinvolgente anche per chi non ama l’arte contemporanea e non la frequenta. Il percorso si avvale di quadri celebri, installazioni, fotografie,  video, sculture, videogiochi, persino ritagli di giornale e oggetti particolari, come un cannone che spara la neve artificiale e una seduta di una seggiovia prodotta da Leitner (nella foto qui sotto), che consente al visitatore di fermarsi e tuffarsi in un videogioco che ti fa letteralmente sciare.

Cinque sezioni per indagare il rapporto con la montagna

Fuoripista. Arte, sport e inverno è strutturata in cinque sezioni. La prima, Olympics +, ripercorre con l’ausilio delle immagini la storia delle 25 Olimpiadi invernali e del loro mutamenti nel tempo. I curatori, Ippolito Pestellini Laparelli ed Erica Petrillo di 2050+ insieme a Francesca Acquati, general manager di gres art 671, già a partire da questa prima parte invitano a compiere un viaggio nell’immaginario dello sport e dell’inverno, con un approccio multidisciplinare in cui anche arte, design, tecnologia, costume hanno il loro ruolo. Al di là delle immagini ufficiali, si può anche giocare: come fa l’artista canadese Barrie Jones, che riflette sull’identità nazionale maschile e wasp del suo Paese legata all’hockey su ghiaccio sdramatizzandola con una serie di ritratti realizzati in vari angoli del mondo – dai gargolla delle cattedrali gotiche all’Egitto dei faraoni –  indossando la maschera da hockey sul viso. Il richiamo allo sport va a braccetto con l’inquietudine, perché la maschera è ormai un cliché dell’horror.

Le microstorie da scoprire

Se già nella prima sezione è fin da subito chiaro che Fuoripista. Arte, sport e inverno non è la solita mostra-tributo alle Olimpiadi invernali, lo diventa ancor di più quando si entra nella parte dedicata alle micro-storie, ospitate nei classici armadietti da palestra. Ho adorato questa sezione per l’intento di raccontare gli sport invernali come strumento di emancipazione in un contesto culturale non occidentale, quello in cui queste attività sono nate. Dalle cholitas escaladoras boliviane che fanno alpinismo indossando orgogliosamente i loro abiti tradizionali (nella foto sotto in primo piano, un capo autentico delle cholitas)  alla Nazionale di Bob giamaicana diventata famosa nelle Olimpiadi del 1988. Dai soldati indiani nel Kashmir che si addestrano in montagna vicino ai turisti ai marocchini che riciclano le attrezzature da sci europee dismesse e le usano nelle loro montagne dove la neve scarseggia. Questa sezione è una vera sorpresa, che distrugge gli stereotipi sugli sport invernali.

Segnalo l’immagine di Zahra Lari, prima pattinatrice degli Emirati Arabi Uniti a gareggiare con l’hijab, nel 2012 penalizzata per un abbigliamento non consono (ma sono “consone” certe mise imposte alle atlete che sessualizzano il corpo?).

Opere create per Fuoripista

Per Fuoripista. Arte, sport e inverno sono stati realizzati diversi lavori ad hoc. Segnalo in particolare la video installazione di Masbedo che mostra l’ex atleta paralimpico della Nazionale italiana di Atletica leggera Andrea Lanfri, intento in una performance di corsa straordinaria nei boschi della Lunigiana che lascia col fiato sospeso il visitatore. Ma c’è anche un video straordinario che vede come protagonista Carolina Kostner, girato nel vicino IceLab, centro di eccellenza per il pattinaggio di figura. Immagini dove il movimento diventa arte, poesia, gesto ipnotico. Lo firmano Numechi.studio, autori anche di un bel trittico fotografico, sempre all’IceLab.

 Un inverno sempre più artificiale

L’inverno con il ghiaccio e la neve sono stati profondamente trasformati dall’attività antropica. Il freddo, quello vero, lo possiamo guardare nei quadri – come il Paesaggio invernale con pattinatori e trappola per uccelli di Peter Brueghel il Giovane, presentato in mostra. Il nostro inverno attuale è sempre più artificiale, costellato di strutture dove la neve viene creata con l’ausilio della tecnologia. Persino in montagna, dove nevica sempre meno. La sezione Criosfera ci racconta dei ghiacciai in agonia.

I ghiacciai che muoiono

L’opera che mi ha colpita più profondamente è questo strano oggetto appeso al soffitto nell’ultima parte della mostra. È un frammento (circa 80 mq) del telo di plastica che ricopriva parte della pista al ghiacciaio della Presena (2700- 3000 m), poco lontano dal Tonale. Dagli anni Settanta, la pista innevata viene protetta. La neve naturale latita anche a questa quota e si scia sulla neve sparata dai canoni. Dal 2008, è ricoperto in parte anche il ghiacciaio, oltre alla pista, per circa 100 mila mq. Questo materiale, che va cambiato ogni due anni ed è destinato a essere bruciato immettendo altra CO2 nell’aria, testimonia lo scempio della montagna.

L’installazione include anche la possibilità di ascoltare in cuffia un disco di Ludwig Berger co-firmato con Vadret da Morteratsch: è l’opera Crying glacier. Ore e ore di registrazione con un idrofono calato nel cuore del ghiacciaio del Morteratsch, nei Grigioni. Il suono del ghiaccio che muore è il funerale alla montagna che sta soccombendo al cambiamento climatico. Il Morteratsch è il mio luogo di pellegrinaggio laico, di tributo alla natura distrutta da noi umani, dove è possibile vedere con l’ausilio di cartelli e spiegazioni quanto si è ritirato il ghiacciaio in oltre cent’anni. Ci vado da circa un quarto di secolo e ogni anno il ghiaccio è sempre di meno. Le piante, una volta assenti, continuano a salire. Solamente per questa singolare installazione, la mostra Fuoripista. Arte, sport e inverno merita di essere vista. Ma, come ho cercato di raccontarvi, c’è davvero molto, molto di più da vedere, per divertirsi, stupirsi e riflettere.

Ghiacciaio del Morteratsch, agosto 2025

 

Info: www.gresart671.org

Foto © courtesy Adicorbetta ufficio stampa, Diego De Pol, Maria Tatsos

 

 

 

 

 

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