SOTTO IL CIELO DI STELLE, una mostra diffusa in Valle d’Aosta

Nove artisti contemporanei di rilievo, cinque location, un approccio multidisciplinare. Sotto il cielo di stelle. Costellazione di arte, scienze e cultura è una mostra straordinaria. Innanzitutto per la scelta di essere una mostra diffusa, con cinque diverse sedi: il Castello Gamba di Chȃtillon Museo d’arte moderna e contemporanea, poi MegaMuseo di Aosta, la Chiesa Valdese di Courmayeur, les Maisons de Judith in Val Ferret e l’Osservatorio Astronomico di St-Barthélemy. Un’occasione d’oro per visitare diversi luoghi nevralgici dell’arte e della cultura in Valle d’Aosta seguendo le orme degli artisti e dei temi proposti.
È il fil rouge scelto dal curatore, Fortunato d’Amico, a intrigare. Il progetto indaga le relazioni fra arte, tecnologia, intelligenza artificiale, antropizzazione e rappresentazione dello spazio per guardare verso il futuro. Un’iniziativa ambiziosa che include oltre alle opere conferenze e talk e resterà aperta fino al 18 ottobre prossimo.
Se vi state chiedendo perché visitare questa costellazione di luoghi e opere, ecco quattro buoni motivi.

Motivo n.1: noi siamo figli delle stelle
Così cantava nel 1977 Alan Sorrenti. E forse non aveva tutti i torti: secondo gli scienziati, gli elementi essenziali alla vita potrebbero essere stati portati sul nostro pianeta da uno o più meteoriti. Ma da quando noi siamo Sapiens siamo comparsi circa 200 mila anni fa, guardiamo al cielo. «Per millenni, mossi da un’inestinguibile sete di comprensione, abbiamo sollevato lo sguardo per scrutare l’infinito», scrive Fortunato D’Amico. «L’impero stellare ha ispirato le vocazioni di scienziati, filosofi, poeti, artisti, santi». Al cielo stellato sono legati i miti, le sacre scritture delle religioni, geometrie e matematiche, l’armonia della musica. In una parola, il sapere che dai tempi più remoti abbiamo cercato di creare.
In Sotto il cielo di stelle non c’è solo arte contemporanea. Ci sono spunti di riflessione per fare galoppare la nostra mente, grazie agli stimoli e alle relazioni fra temi apparentemente distanti o estranei fra di loro che un curatore dal sapere poliedrico come Fortunato D’Amico è riuscito a porgere al visitatore.

Motivo n.2: il Castello Gamba è da vedere
Se non l’avete ancora visto, il Museo di arte moderna e contemporanea della Valle d’Aosta merita assolutamente di essere visitato. Qui ho scoperto Italo Mus (1892-1967), pittore originario di Chȃtillon e cantore della sua Vallée. Nella collezione permanente, spicca inoltre una monumentale prova di fusione di Ercole che afferra il leone di Arturo Martini, che rappresenta l’Italia che conquista l’Etiopia. L’opera originale fu distrutta alla caduta del fascismo e questa testimonianza sopravvissuta ci parla dell’arte di quegli anni.
Visitare il Castello Gamba entro il 18 ottobre consente di vedere la parte più corposa di opere incluse in Sotto il cielo di stelle. C’è la scultura di luce Orione di Angelo Bonello in cui il cacciatore afferra una stella. Dal mito greco al firmamento, dove la costellazione di Orione è fra quelle più facilmente riconoscibili, anche in presenza di inquinamento luminoso. A quest’ultimo tema si ricollega la ricerca di Grazia Toderi.

Rosso è un video presentato su tre monitor affiancati, che mostrano le luci notturne delle metropoli, mixando immagini differenti. Il risultato è una marea luminosa impressionante. Nella stessa sala, i disegni di Gilberto Zorio, visibili anche al buio grazie a inchiostri fluorescenti. Poi Marco Nereo Rotelli e Daniela Pellegrini. Quest’ultima presenta delle geniali Cielografie ricavate da immagini dell’epidermide umana. I nei evocano un cielo stellato racchiuso nei frammenti del nostro corpo.

Al Castello Gamba c’è anche Franco Perrotti, in dialogo con Mimmo Palladino, con i suoi piccioni di Dissuader. Il simbolo di pace diventa emblema di guerra quando evoca i droni. Questo tema è approfondito ulteriormente nella sezione monografica dedicata a Perrotti presso la Chiesa Valdese di Courmayeur.

Motivo n.3: il MegaMuseo è sorprendente
Siamo ad Aosta. Nel 1969, durante i lavori di scavo per un cantiere, emergono i resti di un insediamento megalitico, con dolmen, vasi e sepolture. Si scopre così che la città fondata dai Romani nel 25 a.C. ha un passato ben più antico. Urge una soluzione per conservare un’area con testimonianze risalenti a oltre 6000 anni fa. Nasce così il Museo archeologico contemporaneo, che racchiude l’intera area di scavo e rappresenta il sito archeologico coperto più grande d’Europa.
In questo scenario più che suggestivo, sono state inserite altre opere della mostra diffusa Sotto il cielo di stelle. Ritroviamo Angelo Bonello con un’altra scultura di luce intitolata Axis Mundi, con Orione che depone la stella, creando un collegamento mistico fra Terra e Cielo. Costellazione di Giuliana Cunéaz è un’opera composta da due video in cui vediamo apparire e modificarsi sequenze che richiamano le catene molecolari, evocando le stelle ma anche “il caso come forza attiva nei destini individuali e nei processi di mutazione del materia”.

Oltre a un’opera di Gilberto Zorio e una di Grazia Toderi, il MegaMuseo ospita anche Rotazioni di Corpi di Michelangelo Pistoletto, un’installazione composta da due lastre di plexiglass combacianti appoggiate su un tavolo, in cui entrambe riproducono immagini stellari dall’Osservatorio di Monte Palomar, in California. Basta un leggero movimento con un dito impresso a quella superiore perché le costellazioni cambino assetto. Nulla è definitivo, ma riportare la lastra nella posizione originaria significa ristabilire l’ordine. Dopo aver osservato la Cielografia. Luogo I – un’opera alta ben quattro metri ed evocativa della Venere di MiIo – di Daniela Pellegrini, vale la pena rivolgere lo sguardo all’antico. Il museo ospita oltre 2000 oggetti.

Motivo n.4: il rapporto con il Cielo è una vecchia storia
Le civiltà antiche e persino gli abitatori di questo sito megalitico avevano un rapporto con il Cielo, con la Luna e le stelle che scrutavano non solo per orientarsi. Che cosa rappresenta la stele litica nella foto qui sopra? Dovremmo disporre di una macchina del tempo per poter interrogare chi ha scavato quella pluralità di coppelle, senza lasciarci alcuna spiegazione perché all’epoca non esisteva scrittura. Come ha sottolineato Generoso Urcioli, responsabile di direzione di MegaMuseo di Aosta, dobbiamo accontentarci di ipotesi. Fra di esse, c’è anche la possibilità che rappresentino il cielo stellato. Un’idea affascinante a cui voglio credere: è seducente immaginare un filo invisibile che lega, proprio in questa sede così speciale, un anonimo artista del IV millennio a.C. e gli artisti attuali, ma anche la scienza contemporanea fatta di telescopi e satelliti, sonde, stazioni spaziali che circolano sopra le nostre teste, sotto il cielo di stelle.
Per info: castellogamba.vda.it dove trovare informazioni sul programma completo, sugli incontri e su tutte le sedi museali
